Tutto quello che devi sapere sulla musica in Brianza

Musica In Brianza

Tutto quello che devi sapere sulla musica in Brianza

Claudio Chiodi ci presenta il nuovo Ep “Déja-Vù”

Chitarrista milanese da oltre un ventennio impegnato in campo musicale con varie formazioni, nelle scorse settimane Claudio Chiodi ha pubblicato il suo primo Ep da solista intitolato “Déja-vù” in  cui propone cover di artisti del calibro di John Fahey, Ramones, St. Vincent. I vari bani dell’album sono rielaborati attraverso l’uso di tecniche che esplorano la sperimentazione timbrica e armonica legate all’utilizzo di accordature aperte in fingerstyle e alla tecnica slide quale elemento cardine per scandire le melodie. Un disco che richiede una certa attenzione in fase di ascolto per poter coglierne tutte le sfumature e per certi versi coraggioso considerato che è interamente strumentale.

Nei giorni scorsi abbiamo avuto occasione di farci raccontare dall’artista come è nato questo progetto e qui di seguito trovate l’intervista realizzata con lui.

1) Come ti sei avvicinato alla musica e quali artisti ti hanno influenzato agli inizi?

Mi sono avvicinato alla musica in tenera età, avevo 10 anni quando per Natale mi feci regalare una chitarra elettrica e un piccolo amplificatore. Ricordo che passai tutta la giornata del 25 Dicembre a strimpellare senza la minima cognizione di causa di quello che stessi facendo… il risultato fu (per la gioia dei miei genitori) circa 4 ore di rumore indistinto degno delle esibizioni più inspirate di Lee Ranaldo.
Grunge, Punk e Post-Punk sono stati i generi di riferimento per tutta l’adolescenza, mentre agli inizi del nuovo millennio mi sono avvicinato al Jazz e al Blues e al lavoro di chitarristi quali Bill Frisell, Pat Metheny, John Scofield, Julian Lage, Stevie Ray Vaughan, Ry Cooder, Ralph Towner. Tra i miei riferimenti del ultimo periodo non posso non citare John Fahey, Jack Rose, Ry Cooder.

 

2) Il tuo debutto sulla scena musicale avviene come componente del gruppo Love Shower Love, band alt rock con cui hai pubblicato proprio in questi giorni un nuovo Ep. Il tuo disco solista “Déjà vu” disponibile da poco più di un mese lo intendi come un episodio a sé stante oppure come l’inizio di un percorso parallelo a quello con i gruppi con cui collabori?

In realtà sono attivo nel panorama musicale Milanese dal lontano 2000, ho iniziato ai tempi del liceo con gli Hungerstrike per poi continuare con Ashenwave, LaCorte, Nails&Castles tra il 2000 e il 2018. Vedo questa pubblicazione come l’inizio di una strada parallela a quella che ho sempre percorso con i vari compagni di band e con i Love Shower Love, un modo più intimo e personale di raccontarmi attraverso il mio strumento. Ho sempre sentito l’esigenza di fare qualcosa di autonomo, ma non avevo ancora messo a fuoco la modalità a me più congeniale e credo che questo EP possa dare il via ad un nuovo percorso.

3) “Déja vù” alterna brani originali a cover in molti casi presentate in modo completamente riarrangiate e spesso irriconoscibili. Come è avvenuta la scelta di canzoni che appartengono a generi e periodi piuttosto diversi come quella dei Ramones o di St Vincent?

L’idea di registrare questi brani e trasformarli in un EP è avvenuta un po’ per caso, complice la noia della quarantena e una serie infinita di pomeriggi passati a suonare solo con la mia fidata chitarra. In realtà l’EP si compone di sole cover, alcune più note, altre meno che ho deciso di registrare quasi per gioco. Mi diverto spesso ad arrangiare brani “noti” in versione solista, ne avevo alcuni pronti e ho pensato di registrarli, poi mi è venuta l’idea di accostarli a brani della tradizione Blues-Folk suonati nello stesso stile. Dopo qualche ascolto di amici fidati, che mi hanno convinto della bontà del prodotto, ho deciso di pubblicarle.

4) “Déja-vù” è un disco interamente strumentale, con forti influenze rock-blues e per certi aspetti grezzo ma molto interessante per l’uso della slide e delle varie tecniche chitarristiche. In sostanza suoni che richiedono una certa attenzione e ci riportano ad un periodo in cui la musica non era un semplice sottofondo sonoro. Quanto coraggio ci vuole a pubblicare un disco come questo in un’epoca in cui la musica è essenzialmente un prodotto usa e getta?

Domanda difficile e complicata, vediamo se riesco a rispondere almeno in parte. Non ho mai creduto nel concetto di musica come sottofondo, anche se forse la sua origine è proprio questa, accompagnamento per la danza (ragtime, swing) o per il lavoro nei campi (Gospel, Blues). Credo comunque che come ogni espressione artistica contemporanea sia vincolata alle dinamiche consumistiche che la rendono inevitabilmente un prodotto da commercializzare e da vendere. Detto ciò, non credo che Déja-vù sia un’operazione coraggiosa, piuttosto in un epoca dominata dal DIY e dalla facilità di comunicazione di contenuti ho pensato che sarebbe stato più facile far arrivare un genere di nicchia, più una scommessa che un operazione commerciale insomma.

5) Il disco uscirà solo in versione digitale o hai previsto anche la pubblicazione di un supporto fisico come un cd ?

Per ora è prevista la diffusione tramite canali digitali, non escludo comunque una stampa, ma in formato vinile.

6) L’apertura del tuo disco è affidata a “Sunflower River Blues”, brano di John Fahey chitarrista che ebbe una certa notorietà negli anni ’80. Quanto ti ha ispirato questo artista in fase di realizzazione di “Déja-vù” ?.

John Fahey, Jack Rose e il movimento dell’American Primitive Guitar sono stati la principale fonte di ispirazione per questo lavoro, non a caso ho voluto inserire alcuni dei loro brani più noti nella track list. In particolare, senza entrare troppo in tecnicismi, da loro ho mutuato l’utilizzo delle accordature aperte e l’idea di concepire la chitarra quasi come se fosse una “piccola orchestra” con cui eseguire sia parti di accompagnamento che di lead contemporaneamente. Lo slide è arrivato dopo a completamento del quadro come rafforzativo delle melodie lead.

7) Il periodo attuale non è certo tra i migliori per promuovere la musica. Come vedi il futuro dell’attività live nel nostro Paese e nella nostra zona in cui iniziano a chiudere i primi locali?

Sicuramente non sarà facile per molti artisti indipendenti promuovere fisicamente i propri lavori, già in zona Monza/Milano i locali per artisti indipendenti si contano sulle dita di una mano, ora con la crisi sarà ancora più difficile temo. Spero comunque che realtà come Ohibò e Serraglio trovino il modo e il luogo per riproporre una programmazione di qualità come fatto negli ultimi anni. Per quanto riguarda questo progetto spero di poterlo portare in giro non appena sarà possibile tornare ad esibirsi dal vivo.

8) Ci consigli qualche disco che hai ascoltato durante la quarantena e che ti è piaciuto particolarmente?

Per rimanere in tema: “The Black Dirty Session – Jack Rose”, “Seven Pines – Daniel Bachman”, “Americana – Bill Frisell, Grégoire Maret, Romain Collin”, “Paris Texas – Ry Cooder”.
Fuori genere: “All Melody – Nils Frahm”, “Joy as an Act of Resistance – Idles”, “Fetch the Bolt Cutters – Fiona Apple”, “Warm – Jeff Tweedy”

Déjà-Vu
Tracklist
1.Sunflower River Blues
2.Re:Stacks
3.Miss May’s Place
4.Dance of the Inhabitants of the Palace of
King Philip XIV of Spain
5.Per Sematary
6.Kensington Blues
7.New York
Djembe & Maracas // Stefano Perfetto
Mix & Mastering // Matteo Agosti
Visual concept & Artwork // Sara Chiapparoli

Spotify

https://open.spotify.com/album/2wXaIaZGoW-QctXGAzeTc6b

Apple Music

https://music.apple.com/it/album/d%C3%A9j%C3%A0-vu/1512772299?l=en