Tutto quello che devi sapere sulla musica in Brianza

Musica In Brianza

Tutto quello che devi sapere sulla musica in Brianza

Ad un anno da “Polvere e Asfalto” Vins si racconta

Originario di Napoli e da qualche tempo trasferitosi  in Brianza, Vins è un artista da diversi anni sulla scena rock-blues italiana. Circa un anno fa usciva il suo primo album solista “Polvere e asfalto” , dieci brani robusti e accattivanti, cantati in italiano e disponibili sui principali siti musicali pronti per essere ascoltati. Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’occasione di contattare Vins e ci siamo fatti raccontare la sua storia. Qui sotto vi proponiamo l’intervista che abbiamo realizzato in quell’occasione.

1) Quando hai iniziato a suonare e quali musicisti ti hanno influenzato agli inizi ?
Ho iniziato da piccolo il mio percorso nella musica, avevo 11 o forse 12 anni e provavo a mettere le mani sulla chitarra classica di mia sorella, ascoltavo i primi cd e le prime cassette pirata di Guns n’Roses, Metallica, Bryan Adams e sognavo un giorno di avere una band tutta mia. Dopo qualche anno, e dopo un po’ di lezioni sullo strumento, ho iniziato a fare sul serio e ad allargare i miei ascolti a qualsiasi cosa mi sembrasse interessante: più di tutto il Rock degli anni ’70/’80 e il Blues.

2) Circa un anno fa, esattamente il 21 luglio 2019, usciva il tuo primo disco solista. Qual è stato il percorso che ti ha portato alla pubblicazione di “Polvere e Asfalto” ?
Il progetto nasce più o meno nel 2016, quando avevo deciso di raccogliere alcune canzoni che avevo scritto in quel periodo e partire da quelle per mettere su un trio Rock/blues: la cosa poi è naufragata dopo neanche un anno e due o forse tre concerti. Nel frattempo continuavo a scrivere materiale e ho passato un annetto circa a suonare principalmente in acustico come solista. Nella primavera dell’anno scorso sono entrato in studio con i 10 pezzi che funzionavano meglio e su cui avevo puntato, e così nasce “Polvere e Asfalto”.

3) Il disco è stato inciso con l’aiuto di Jody Brioschi alla batteria e Larsen Premoli al basso e percussioni. Sono gli stessi musicisti che ti accompagnano durante i concerti ?
Quando sono entrato nel Reclab Studio di Larsen Premoli non avevo una band di supporto, ma musica e testi erano definiti al 100% e mi è sembrato naturale rivolgermi a dei turnisti per registrare l’album con la massima resa. Larsen si è offerto di registrare quasi tutte le tracce di basso (in alcune ho suonato io) e mi ha proposto Jody per la batteria: è stato fenomenale vederlo all’opera, in una giornata ha inciso tutte le sue parti e senza sbagliare un colpo. Per la band di supporto mi sono rivolto ad altri musicisti, ma al momento (complice il lockdown) mi ritrovo a dover riorganizzare tutto da zero.

4) “Polvere e Asfalto” è uscito non solo in formato digitale ma anche nel formato “fisico” di Cd. Cosa ne pensi di quelli che dicono sia finita l’epoca di pubblicare dischi in cd o vinile perché tanto non li compra nessuno ?
E’ un discorso un po’ complesso. E’ un dato che avere librerie digitali di musica infinita (o quasi) sia una gran cosa per l’ascoltatore medio, ma questo può essere controproducente per il musicista che ha investito su quella musica (ti assicuro che il guadagno è irrisorio e per chi vive di questo è un bel problema). Inoltre assistiamo sempre di più al fenomeno del “binge listening”, ovvero consumare enormi quantità di canzoni spesso attraverso playlist e senza soffermarsi troppo sull’artista o sul messaggio che si vuole comunicare. Tuttavia, la musica in digitale può perfettamente convivere con i supporti fisici; spesso aiuta l’ascoltatore nella scelta di cosa acquistare. I cd, ma soprattutto i vinili, offrono una qualità superiore all’mp3 o al file .wave compresso per lo streaming, oltre a mantenere un fascino estetico che si autoalimenta negli anni. Questo l’ascoltatore lo sa. Ho deciso di stampare “Polvere e Asfalto” (anche se in pochissime copie) per incoraggiare questo atteggiamento, e non è escluso che un domani decida di stamparlo anche in vinile. 😊

5) Nelle note di presentazione del disco dice che è “disco perfetto da far girare in autoradio per un viaggio on the road.” Da parte nostra confermiamo che si tratta di brani rock-blues accattivanti e coinvolgenti. Come è avvenuta la scelta della lingua italiana per i testi ?
In realtà non è stata una scelta, è stato naturale scrivere in italiano. Nonostante ascolti per lo più artisti che cantano in inglese, l’italiano è la mia lingua e la mia identità, sarebbe stato forzato fare altrimenti. Esprimersi nella propria lingua vuol dire essere più efficace nel comunicare un concetto. Questa cosa sicuramente mi preclude l’arrivare agli ascoltatori extra-italiani, ma va bene così: meglio essere seguiti da pochi a cui arrivano le mie parole in modo diretto piuttosto che risultare poco “naturale” a molti.

6) Da molte parti si dice che in Italia e quindi anche nell’hinterland milanese ed in Brianza suonare dal vivo non sia così facile come potrebbe sembrare nonostante ci sia un numero considerevole di locali. Qual è stata la tua esperienza in proposito ?
Infatti, non è che non sia facile, è un casino! Scherzi a parte, è un tema valido per tutta l’Italia, anche per la mia natìa Napoli: gli artisti sono sempre di più, sempre più bravi e con proposte sempre nuove, quindi la concorrenza è tantissima ovunque. Di contro, sempre meno persone vanno nei locali per ascoltare la musica live, che spesso e volentieri diventa un sottofondo mentre si mangia un panino. Ne consegue che tanti locali preferiscono dare spazio alla coverband di Tizio che porta gente e quindi consumatori di birre/panini, piuttosto che puntare su artisti giovani che propongono inediti. Lo capisco, è una scelta di mercato. Esistono però tantissime realtà di locali, piccoli e medi, che puntano tutto sulla qualità della musica proposta ed è lì che potresti scoprire tanta bella musica.

 

7) Dall’inizio del lockdown ad oggi il mondo della musica si è bloccato e sembra che ripartire sia tutt’altro che facile ed alcuni locali storici milanesi hanno cessato l’attività. Come stai vivendo questa situazione e quale futuro immagini per i prossimi mesi ?
Ecco.. Questa è la nota dolente legata alla domanda di prima. Tanti di quei locali che campavano solo di musica live e che arrivavano giusto a coprire le spese hanno chiuso, tanti altri sono in difficoltà. E’ una cosa di una tristezza inaudita, ma bisogna supportare queste realtà e premiare il loro lavoro. Dal lato degli artisti, vedo che moltissimi si sono adeguati al momento e rimboccati le maniche, e hanno organizzato dirette sui social, qualcuno anche con idee originali. Anche io nel mio piccolo ho provato a tenere compagnia agli ascoltatori del web. 😊 Per i prossimi mesi è tutto abbastanza incerto, qualche timido live all’orizzonte riprende (per lo più all’aperto o in situazioni ridotte), ma è difficile fare una previsione ora. E’ sicuramente in atto un cambiamento nel mondo della musica, bisogna farsi trovare pronti ed esserne artefici e non subire la ventata che scombussolerà tutte le carte in tavola.

8) Ci consigli qualche disco che hai ascoltato negli ultimi mesi e che ti è piaciuto particolarmente ?
Ultimamente sto ascoltando cose abbastanza diverse tra loro, anche forse in cerca di spunti per scrivere roba nuova: mi vengono in mente il live “Where the Light is” di John Mayer, “Hot Streak” dei Winery Dogs oppure “Drones” dei Muse. Tra le uscite più recenti, penso a “Light It Up” della Kris Barras Band, “This Land” di Gary Clark Jr., “Feels Like Love” di Chrysta Bell. Tra gli italiani ti consiglio di tenere d’occhio I TheRivati: dai un ascolto a “Non c’è un cazzo da ridere” e mi ringrazierai! 😊

Carlo Pulici